Lunedì, Novembre 9, 2009

● La fine delle ingannevoli ideologie



La destra.

La destra è nata formalmente come schieramento politico italiano nel 1849 con il governo di Camillo Benso conte di Cavour ed ha continuato a esistere dopo la sua morte sino al 1876. Venne chiamata, in seguito, “destra storica” per distinguerla dai partiti e movimenti di massa qualificatisi come di destra (fascismo e nazismo) che si sarebbero affermati nel corso del XX secolo.

La destra storica si impose con appena il 2% di consensi, dato che all’epoca il suffragio non era universale. I suoi esponenti erano soprattutto grandi proprietari terrieri, industriali, alta borghesia, e personalità legate all’ambito militare (Ricasoli, Sella, Minghetti, Spaventa, Lanza, La Marmora, Visconti Venosta).

L’ideologia della destra storica, se così possiamo definirla, era molto semplice: favorire gli interessi dei suoi rappresentanti, e in particolare preservarne i privilegi. Si trattava infatti delle classi abbienti: grandi proprietari terrieri, industriali, alta borghesia, e personalità legate all’ambito militare.


Il fascismo.

E’ stato un fenomeno politico nazionalista, rivoluzionario, antiliberale e antimarxista organizzato in un partito-milizia con una concezione totalitaria della politica e dello Stato; con un’ideologia attivistica e antiteoretica, a fondamento mitico, virilistica e antiedonistica, sacralizzata come religione laica, che affermava il primato assoluto della nazione, intesa come comunità organica etnicamente omogenea, gerarchicamente organizzata in uno Stato corporativo (lobby), con una vocazione bellicosa alla politica di grandezza, di potenza e di conquista mirante alla creazione di un nuovo ordine e di una nuova civiltà.

Del fascismo rimane ancora viva, in Italia, la parte corporativa, le lobbies degli affari e gli albi professionali, e la cultura dell’odio nei confronti del diverso, dello straniero.


La sinistra.

Il socialismo è la dottrina che predica l’emancipazione del proletariato, cioè di quella classe della società che trae il proprio sostentamento soltanto e unicamente dalla vendita della propria manodopera, e non dal profitto derivante da un capitale.

Per socialismo si intende un insieme di idee economiche, sociali e politiche, accomunate dalla prospettiva di una stratificazione sociale egualitaria, presupponente la comunanza dei mezzi di produzione e l’organizzazione collettiva del lavoro.

Il paradosso del socialismo, ovvero della sinistra, sta nel considerare tutti gli uomini uguali. Non uguali di fronte alla legge, ma proprio uguali. Invece gli uomini sono tutti diversi, ognuno con proprie capacità, esigenze e desideri.


Il Comunismo.

Originariamente tutte le dottrine e movimenti di matrice socialista miravano a realizzare detti obiettivi attraverso il superamento delle classi sociali e la soppressione, totale o parziale, della proprietà privata dei mezzi di produzione e di scambio.

Con la rivoluzione bolscevica (1917) e la costituzione della Terza internazionale (1919) l’ala rivoluzionaria del socialismo si distaccò, organizzandosi nei partiti comunisti, mentre i partiti socialisti e socialdemocratici, ormai orientati in senso riformista e inseriti nei sistemi democratico-borghesi dei diversi paesi, per lo più presero gradualmente le distanze dal comunismo, che perseguiva la rivoluzione sociale, anche violenta.

Infatti, per risolvere il contrasto tra una piccola élite (la classe borghese), che possiede o controlla i mezzi di produzione, e la grande maggioranza di persone che non possiede nulla oltre la propria forza-lavoro, il comunismo auspicava una lotta (rivoluzione), in quanto riteneva che il cambiamento non sarebbe mai potuto avvenire nell’ambito dell’ordinamento statale costituito.


Il centro.

Nato semplicemente per attrarre a sé i proseliti della destra e della sinistra, l’ideologia del centro si contraddistingue per la radice religiosa cristiana.
I cristiani democratici sono, in genere, conservatori sotto il profilo dei costumi e dell’etica tradizionale.
Il centro tradizionalmente non vede di buon occhio i cambiamenti sociali ed è caratterizzato dall’enfasi nel perseguire l’ordine costituito e dal cieco rispetto della legge, qualunque essa sia (Dura lex, sed lex).


Queste, a grandi linee, sono le ideologie, molto costruttive, di cui taluni oggigiorno vanno ancora fieri.
Ma la maggioranza delle persone che si proclama “di destra” o “di sinistra”, a dire il vero, non sa nemmeno di cosa parla: ha semplicemente scelto di parteggiare per il lato destro o sinistro dell’idiozia umana per moda e, come le mode, il suo orientamento è destinato prima o poi a cambiare. E, di conseguenza, cambia anche il suo voto.

Le ideologie sono state sbandierate ai quattro venti, ma l’unico scopo degli sbandieratori è sempre stato il raggiungimento del potere e la sua gestione, lasciando alla popolazione il compito di auto-combattersi in nome di dette ideologie, e godendo così dei frutti del caos sociale.

Infatti, stante le abissali differenze nella visione della società, dalle politiche attuate da un dato governo si dovrebbe dedurne l’appartenenza ideologica. Invece, dall’alternarsi dei governi, sinora si è solo manifestato l’arricchimento personale e la sistematica occupazione delle cariche istituzionali da parte della classe al potere e dei relativi clientes. Alla faccia di qualsivoglia ideologia!

Come scrisse Gustav Le Bon, per condizionare le masse bisogna usare parole chiave, slogan (ripetuti allo sfinimento, finché si fissano nel cervello e il poveraccio impara a ripeterli a memoria, come un replicante), immagini e NON i ragionamenti.

Per massa credo che Le Bon intendesse, tolte le persone intelligenti e non condizionabili, quello che resta in una folla. Ovvero la quasi totalità.

Lenin, Stalin, Hitler lessero meticolosamente l’opera di Le Bon, e l’uso di determinate tecniche di persuasione nella loro dittatura sembrava ispirato direttamente dai suoi consigli; ma anche Mussolini fu un fervido ammiratore dell’opera dello psicologo francese. “Ho letto tutta l’opera di Le Bon”, diceva Mussolini, “E non so quante volte abbia riletto la sua ‘Psicologia delle folle’. E’ un’ opera capitale alla quale ancora oggi spesso ritorno”.

L’oratore si mette in intima comunione con la folla e sa evocare le immagini che la seducono. Le affermazioni sono fatte in modo così autoritario, che vengono accettate a causa del tono che le accompagna.

E normalmente queste suggestioni non sono accompagnate da argomenti o prove logiche. Esse sono presentate quali verità lampanti, e sono cristallizzate in epigrammi ed assiomi, che vengono accettati per veri, in conseguenza della apparente arguzia, senza che nessuno pensi ad analizzarli. I sofismi politici appartengono a questa classe.

Il moderno dittatore, sostiene Le Bon, deve saper cogliere i desideri e le aspirazioni segrete della folla e proporsi come l’incarnazione di tali desideri e come colui che è capace di realizzare tali aspirazioni.

Anche in questo caso l’illusione risulta essere più importante della realtà, perché ciò che conta non è portare a compimento tali improbabili sogni, quanto far credere alla folla di esserne capace: le folle non si lasciano influenzare dai ragionamenti, ma sono colpite soprattutto da ciò che vi é di meraviglioso nelle cose. Esse pensano per immagini. Immagini che si succedono senza alcun legame. Proprio come fanno gli animali.



La fine delle ideologie offre l’opportunità di ricostruire una società cosmopolita, in grado di sostenere le sfide del ventunesimo secolo.

Ma in un paese che invecchia sempre di più, sono sempre gli stessi ad andare a votare, così sopravvivono appartenenze che non si capisce più che valore abbiano al giorno d’oggi.

I concetti tradizionali di destra, sinistra e centro, ora più che mai non hanno alcun senso, se non per alcuni nostalgici dei regimi criminali del ventesimo secolo.

Molte persone, nel dare il loro voto, si sentono rassicurate dal fatto di sentire sempre i soliti discorsi e i soliti cognomi. Probabilmente chi agisce in questo modo crede ancora di essere al passo coi tempi.

Gli stessi politici, che abusano delle ingannevoli ideologie per raggranellare facile consenso, non comprendono la realtà di un mondo frastornato dalla velocità con cui si trasforma; per non parlare dei veri fini che si prefiggono e che sono quotidianamente sotto gli occhi di tutti.

Le idee creano la nostra realtà. Le ideologie la limitano ad uso e consumo dei soliti noti.


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