Martedì, Novembre 24, 2009

● E poi?


Non sono mai stato un ambientalista, perché non mi sono mai curato in prima persona di tematiche ambientali. Ma sono fatto di carne e respiro aria, per cui ho una naturale tendenza a preferire il verde dei prati e l’azzurro del cielo al grigio del cemento o della cappa inquinante che ricopre le città in Italia.

Quando mi capita di venire in Italia evito accuratamente le città. Sono fuggito da una città. In Italia ormai una città significa cielo bianco/grigio perenne, buio, inquinamento, puzza, frastuono e nove mesi d’inverno.

In Italia, come finisce una città subito ne inizia un’altra. Soprattutto al nord: da Trieste a Torino, passando per il ripugnante Veneto e per Milano, è come se fosse un’unica megalopoli. Tanto vale abolire qualche migliaio di comuni e fondare la metropoli “Megapadania”, da 30 milioni di abitanti, così accontentiamo anche i fanatici vestiti di verde.

Il futuro è una nuova Città del Messico. Ci manca poco, anche perché Milano è tra le città più inquinate del mondo, e intelligentemente fa concorrenza ai messicani. Le altre città italiane, dal nord al sud, seguono a ruota.

Se avrete la pazienza di giocare con questa mappa satellitare dinamica, capirete come sia grave la situazione. Poi, già che ci siete, fate un salto in Congo o in Amazzonia, per vedere com’era l’Italia prima del cemento.

Dal dossier intitolato “2009, l’anno del Cemento”, curato dal WWF in collaborazione con un gruppo di ricercatori della Facoltà di Ingegneria Ambiente e Territorio e Scienze Ambientali dell’Università de L’Aquila, relativamente all’aumento impressionate della cementificazione del nostro paese, vale a dire consumo di territorio, emergono alcuni dati preoccupanti, e cioè che dal 1956 al 2001 la superficie urbanizzata dell’Italia è aumentata del 500%.

In Italia negli ultimi quindici anni il consumo di territorio si è stabilizzato a circa 244 mila ettari all’anno. L’Istituto Centrale di Statistica rileva che dal 1990 al 2005 sono stati consumati 3 milioni e 663 mila ettari di superficie libera, cioè un’area più grande del Lazio e dell’Abruzzo messi assieme.

L’Italia ha il primato di primo produttore e consumatore di cemento in Europa con 46 milioni di tonnellate l’anno. Al mondo è il secondo consumatore, il primo è la Cina, ma la Cina ha 1,5 miliardi di abitanti e un territorio grande come l’intera Europa!

Si aggiunga che, secondo l’Istat, la nostra rete stradale si estende per 200 mila km. Strade inutilmente sinuose… che le facciano più lunghe del necessario perché la UE eroga i finanziamenti in base alla lunghezza della strada? (Cfr. articolo originale).

Anche all’estero non se la passano bene? Può essere, ma gli spazi non sono gli stessi; le città, le vie di comunicazione, i trasporti, l’inquinamento, la pulizia, la densità abitativa, tutti questi indicatori sono profondamente diversi dagli standard italiani, e nessuno favorevole all’Italia.
Se un parigino, un londinese o un berlinese vuole farsi una passeggiata in campagna, fuori dal caos, prende la metro o il treno o l’auto e in pochi minuti si ritrova in mezzo al verde.

Chi può fare la stessa cosa in quella esigua striscia di territorio cementificato, in quel continuum di città inquinate e paesi abbandonati che è diventata l’Italia?

Non sono mai stato un ambientalista, ma cosa succederà quando lo stivale sarà completamente ricoperto di cemento?


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