Lunedì, Gennaio 4, 2010

● Il peccato originale


La cittadinanza italiana si fonda sul principio dello “ius sanguinis“, in base al quale il figlio nato da padre italiano o da madre italiana è italiano.
La materia della cittadinanza è regolata dalla legge n. 91 del 5.12.1992, che riconosce il diritto alla titolarità contemporanea di cittadinanze plurime, fatte salve le diverse disposizioni previste da accordi internazionali.

Consideriamo per un momento i benefici che derivano dall’essere cittadino italiano, esposti a grandi linee nel post precedente. E consideriamo che, se si diventa cittadini di un altro stato, questi benefici vengono meno. Ma vengono meno pure gli obblighi nei confronti dello Stato italiano.
Già, perché a fronte dei suddetti benefici, bisogna adempiere anche agli obblighi, e tra questi vi è, se sommiamo imposte dirette, indirette, accise, dazi, bolli, gabelle, e altre amenità, una bella tassazione, eterna, dell’80% sul tuo reddito (roba che il Principe Giovanni, di Robin Hood, dovrebbe prendere appunti!).

Capito che affare vantaggioso essere stato concepito da un italiano? Paghi a vita l’80% di quello che guadagni in cambio di niente. In cambio, cioè, delle promesse scritte sulla carta costituzionale, e mai mantenute. E se ti accorgi che il gioco non vale la candela e ti rifiuti? Beh, allora sei - come minimo - inadempiente. Come massimo fuorilegge. E lo Stato si prende da sé i tuoi soldi, i tuoi beni. E se ti rifiuti ancora? Allora scatta l’azione coercitiva. Tanto per capire da dove arriva a volte la violenza…

addio libertà

Così, un poco per volta, piano piano, nel corso dei decenni ci hanno tolto la nostra dignità di cittadini liberi, e hanno ucciso la speranza; al punto che siamo ormai mestamente rassegnati a vivere sotto il giogo di poche migliaia di parassiti.

Che futuro può avere un popolo in queste condizioni?

Ma non tutto è perduto. Il peccato originale, ovvero l’essere stati concepiti da padre e/o madre italiani, si può cancellare, cancellando così in un sol colpo i doveri, ma soprattutto gli irrinunciabili diritti, da sempre calpestati o disattesi.
In Italia, da sempre, i diritti restano sulla carta (costituzionale), mentre per i doveri ci sono tre organi di polizia che lavorano alacremente, giorno dopo giorno, per far sì che vengano onorati. Perché non fanno lavorare le polizie sulla carta costituzionale, per vedere se vengono rispettati anche i diritti, ad iniziare dagli art. 3 e 4? Perché non legiferano in tal senso?

Rispondendo alle numerose mail che chiedevano informazioni a riguardo, riportiamo i casi in cui viene meno lo status di cittadino italiano, con conseguente perdita della cittadinanza.

Per rinuncia espressa nei seguenti casi:

1) risiedendo all’estero, se in possesso di altra cittadinanza;
2) alla maggiore età, se in possesso di un’altra cittadinanza, quando la cittadinanza italiana è stata acquisita durante la minore età per effetto della naturalizzazione dei genitori;
3) alla maggiore età, per revoca dell’adozione, se in possesso di altra cittadinanza.

Automaticamente nei seguenti casi:

4) in caso di revoca dell’adozione per fatto imputabile all’adottato;
5) per non aver ottemperato all’intimazione del Governo di abbandonare un incarico pubblico accettato presso uno Stato estero o il servizio militare prestato presso un altro Stato.


Finché le persone non si arrabbieranno come me, nessuno si ribellerà (Michael Moore).


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