Venerdì, Gennaio 8, 2010

● Ho sognato il Paese dell’Amore

Quando Gianfranco Fini suonerà il corno e i guerrieri di AN abbandoneranno il campo (lo stesso campo dove discese il novello Duce 15 anni or sono), potremo rifare la conta.

La conta di quelli rimasti nel PDL, e qualcosa mi dice che le percentuali saranno le stesse che aveva il MSI-DN al momento della sua massima espansione (9,2% nel 1972): elettori che si sono traghettati da Fini a Berlusconi, e vice-versa, in una specie di scambio del contenuto dei vasi comunicanti.

Sentendosi irrimediabilmente sconfitto, il 9,2% degli italiani, che rappresenta la base ottusa, becera, sanguigna, quella con gli slogan televisivi inculcati nel cervello; i fans replicanti insomma, esilieranno in un luogo isolato e inacessibile al resto del mondo. Dal quale, però, non potranno più uscire. O, come spiegherà Emilio Fede dagli schermi di Tele Amore 4: “Siamo noi, che con il resto del mondo non ci vogliamo mischiare”.

Lì potranno collegarsi un tubo catodico alla corteccia celebrale, e come in Matrix, alimentare migliaia di batterie, mentre la loro vita virtuale scorrerà direttamente nell’ipotalamo. Saranno felici e al contempo risolveranno anche il problema energetico del loro nuovo sultanato.
Ciononostante, costruiranno quattro centrali nucleari dove, scindendo un atomo di Sgarbi, produrranno energia sufficiente a riscaldare la Russia fino alla fine del mondo. L’amico Putin ne sarà riconoscente, e invierà un giubbotto nero ad ogni abitante del Paese dell’Amore.

Laggiù scorreranno a fiumi culi e tette di minorenni (ma accompagnate dai genitori), lo Jus Primae Noctis sarà finalmente istituito, a beneficio dei soli over 80.
Nembi di macchinette mangiasoldi tintinneranno 24h su 24, e tutti saranno direttori di giornali o di televisioni. Le meretrici non esisteranno, perché chiunque potrà comprarsi un ministro o una deputata su Media Shopping, e tutte le squadre di calcio si chiameranno Milan. Aboliranno il pareggio e la sconfitta, così i Milan(s) vinceranno sempre.

E tutti saranno felici e sorridenti, anche perché internet sarà bandito e parolacce come “Travaglio”, “Ricca” o “Di Pietro” saranno considerate tabù e pronunciate solo in caso di sciagure, come calamità naturali o lanci di miniature in plastica del Duomo di Milano.

Emilio Fede continuerà ad aggiornarli quotidianamente dagli schermi di Tele Amore 4: omicidi in famiglia, guerre, party, papa… e papi; mentre Vittorio Feltri pubblicherà “Il giornale dell’Amore”, ma le pagine saranno sempre bianche.

Non ci saranno nè carceri nè tribunali, nè polizia, ma i cittadini non ne avranno bisogno, perché l’amore li accompagnerà sempre nelle strade, di notte nei vicoli bui e sul ponte che da Messina porterà ovunque essi siano. Gli unici immigrati clandestini saranno i nostalgici della Lega.

Silvio Berlusconi sarà nominato Sultano, e, secondo la Costituzione, durerà in carica un anno. Ma ad ogni scadenza annuale verrà votata una legge anticostituzionale per aggiungere un altro anno al mandato.

Speriamo solo che Gasparri e La Russa sbaglino strada e raggiungano il PDL nel Paese dell’Amore.

« No Massimo! D’Alema, è inutile che insisti, ti ho già detto di no! Tu, non ci puoi andare. »


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