Venerdì, Aprile 23, 2010

● Gianfranco Fini in Di Pietro


A sentire l’intervento integrale di Gianfranco Fini sembrava di assistere ad un comizio di Antonio Di Pietro, che infatti solidarizza col Presidente della Camera.

Fini ha condannato la politica anti-immigrati operata dalla Lega, perché lede i fondamentali diritti della persona; ha messo in dubbio la moralità (e le finalità) delle leggi ad personam, create volutamente per evitare i processi; ha attaccato i giornali di regime, perché pagati dalla famiglia di Berlusconi appositamente per screditare; ha deplorato l’attacco alla magistratura civile romana, rea di avere bocciato le liste del PDL alle recenti elezioni regionali del Lazio; ha criticato l’erosione dei consensi al PDL alle regionali (dal 35,2% delle europee al 26,7% delle regionali): un sonoro -8,5% traghettatosi nel calderone razzista e xenofobo della Lega Nord, di cui “il PDL è fotocopia”. Riassumendo: Fini si è dichiarato a favore della Repubblica e contro la Monarchia.

La domanda sorge spontanea: ma come ha fatto ad avallare due annate di leggi vergogna?

Ma soprattutto, come ha fatto a non subodorare il tradimento di marmaglia come Gasparri e La Russ(i)a, da jusprimaenoctis profetizzato già a gennaio?


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