Sabato, Novembre 29, 2014

● Furbalia

Bandiera di Furbalia

C‘era una volta un piccolo e ridente paese, di nome Furbalia, situato in una landa sismica completamente cementificata, squassata da nubifragi e devastata dalle alluvioni. Furbalia era stato edificato alle pendici di un vulcano attivo, che nella precedente eruzione aveva completamente cancellato la civiltà che dimorava sotto di esso.

A Furbalia le cose andavano relativamente bene, e ogni cinque anni i suoi 100 abitanti imbelli si recavano quasi tutti a votare per eleggere i propri rappresentanti in modo democratico, alternando i governi.

A Furbalia c’era un partito, il cui nome era “Partito del Voto di Scambio”, abbreviato “PVS“, per il quale lavoravano 20 dei 100 abitanti di Furbalia, di questi quasi tutti erano impiegati nella pubblica amministrazione o nelle società da essa controllate.

Strano a dirsi, ma ad ogni elezione democratica, il PVS prendeva sempre 20 voti, i quali, essendo 100 gli abitanti di Furbalia, coincidevano con il 20% dei consensi. Che il PVS avesse governato bene o male, o che fosse stato all’opposizione poco importava: i voti erano sempre 20!

Come nel resto del Mondo, anche a Furbalia la gente studiava e si laureava, ma con la laurea a Furbalia al massimo poteva ambire a fare la comparsa in qualche concorso o in qualche selezione (le comparse erano indispensabili a dare una parvenza di legalità), nei quali già si sapeva chi avrebbe vinto; cosicché presto tutte le imprese e tutti i posti di potere si riempirono di inetti ai posti di comando, mentre i migliori lasciavano il paese o, logorati da anni di prese per il culo, si suicidavano. Dilagavano corruzione e malaffare, ingiustizia e criminalità; la cementificazione riprese con maggior vigore, ricoprendo finanche i fiumi.

Di conseguenza le cose andavano sempre peggio: il lavoro scarseggiava, i quadagni diminuivano, le tasse aumentavano e la popolazione di Furbalia cominciava a lamentarsi, a prendersela con i propri politici.

Vennero presto le nuove elezioni, e buona parte dei furbi abitanti di Furbalia, furbamente pensò di non andare a votare - in segno di protesta verso chi li governava, ma anche verso chi non li aveva mai governati e tuttavia aveva l’ardire di presentarsi alle elezioni - mormoravano nei bar e nelle piazze.

Votarono in 60, il PVS prese i suoi soliti 20 voti, che pero’ adesso corrispondevano al 33% e non più al 20% che era solito prendere.
Questo inatteso sviluppo piacque non poco ai dirigenti del PVS, che tuttavia si guardarono bene dal manifestarlo pubblicamente.

La situazione generale non migliorò, anzi, investitori stranieri ritirarono i loro capitali da Furbalia e spostarono le loro aziende altrove, mentre i paesi confinanti s’interrogavano sullo stato della legalità e della democrazia in quel bizzarro paese.

Dopo cinque anni si votò ancora, e la gente di Furbalia, esasperata, volle dare un segnale forte di dissenso alla propria classe politica: questa volta si presentarono al voto in 40.

Il PVS prese i suoi soliti 20 voti, che con una cosi bassa affluenza al voto gli consentirono di ottenere il 50% dei seggi e di poter cambiare a suo piacimento le regole che avevano permesso a Furbalia di vivere, tutto sommato, dignitosamente negli ultimi settant’anni. D’ora in poi il voto dei cittadini non sarebbe stato più necessario, perché ci avrebbero pensato gli stessi eletti a rieleggersi. Cambiarono anche il nome del partito, e ne scelsero uno che rispecchiasse meglio l’attuale situazione: “PD”, ovvero “Partito Democratico”.

I paesi confinanti con Furbalia fecero rientrare i loro cittadini e ritirarono del tutto i propri investimenti, ma Furbalia non poteva vivere senza le risorse che stavano per lasciare il proprio territorio, così il Governo di Furbalia incaricò la polizia di bloccare i capitali stranieri che ancora incautamente si trovavano lì.

I paesi vicini, che nel frattempo si erano ammodernati e arricchiti, insomma erano cresciuti culturalmente, tecnologicamente e anche demograficamente, non gradirono e … ma questa é un’altra storia.

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