Giovedì, Ottobre 29, 2009

● 40.000 poliziotti contro il governo


40.000 poliziotti contro il governo. A Garibaldi gliene sarebbero bastati solo 1.000 per spazzare via, una volta per tutte, questa oligarchia dedita al malaffare, inutilmente canuta e anche brutta (nonostante i trans se ne innamorino).

Erano in quarantamila oggi a Roma i poliziotti, gli agenti penitenziari e i forestali che sono arrivati da tutta Italia, ma non per arrestare i governanti, bensì per protestare contro la politica sulla sicurezza.

Che peccato… ed io che mi ero illuso!
“Dai che forse ci liberiamo per sempre di qualche migliaio di politici indegni”, avevo pensato.

Forse ho visto troppi film, troppi cartoni animati. Lì i buoni combattono contro i cattivi, e non contro i poveracci.
Soprattutto se i buoni sono poveracci pure loro. E i loro parenti, le loro sorelle, fratelli, i loro genitori sono poveracci a loro volta. E per poveracci intento tutti quelli che, ogni giorno, vengono presi per il culo da un gruppuscolo di politici avvezzi soltanto alla logica dell’interesse personale, spesso (e volentieri) infrangendo la legge che loro stessi si sono dati.

Ma gli agenti (di qualsiasi corpo di polizia) non si vergognano di portare in questura i nigeriani che vendono accendini agli angoli delle strade? I mendicanti o i lavavetri al semaforo? O quando fanno letteralmente “un culo così” ad una barista che si è dimenticata di esporre la tabella dei giochi proibiti?
Non sentono di aver sbagliato mestiere quando ricevono l’ordine di portare in questura Piero Ricca, reo di aver fatto una domanda ad Andreotti? (Quest’ultimo, salvato da una condanna per MAFIA solo dalla prescrizione). Non si deprimono a manganellare ragazzini e ragazzine fuori dall’università?



Si sono forse arruolati per questo?

Perché, quando fermano un’automobile per “normali controlli”, a bordo c’è sempre una giovane coppia o un paio di vecchi freschi di spesa? Un pensionato o una donna sola?
Perché non fermano mai i furgoncini targati Romania o Ucraina carichi di brutti ceffi con la barba?
Perché sarebbero 2 contro 8? Se è per questo riorganizzatevi, Cristo! Fate come all’estero. Lì non rompono le palle alla gente per strada, e se fanno un posto di blocco lo fanno una tantum con squadre numerose e organizzate. Controlli lampo a chi non ha l’aria di nuocere, e controlli approfonditi ai gruppi (forse armati, certo) di brutti ceffi.

Non sarà che lo fanno apposta? Poco importa se c’è infrazione o no, l’impressione è che pungano metodicamente la gente, come non saprebbe fare meglio una nuvola di zanzare, solo per far vedere che lo stato c’è… ti osserva e controlla. Insomma, per intimidire il vulgo.

Non voglio dire che le forze di polizia sono complici consapevoli del disegno. Ma si saranno soffermati, almeno una volta, a ragionarci sopra? Avranno mai pensato: “Perché se rientriamo dalla pattuglia senza aver fatto nemmeno una multa il maresciallo s’incazza?”. “Eh, ma se non c’erano infrazioni da rilevare dovrebbe essere contento, invece s’incazza… mah?!” l’avranno mai pensato?

Non saremo mica tutti vittime, guardie e ladri, dello stesso raggiro a beneficio dei 4 gatti che detengono veramente il potere?

Carabinieri, Finanzieri e Poliziotti si sono arruolati solo per perseguitare i disgraziati? Non è forse più appagante arrestare il politico corrotto? Il capo-mafia?

Forse, prima di arruolarsi, quando erano giovincelli, non hanno mai visto un film d’avventura, dove l’eroe compie imprese memorabili. Quell’eroe, però, non arrestava un ragazzino perché aveva osato dire una parolaccina o perché aveva nella sua cameretta, tra i poster dei cantanti, una piantina di canapa.
Quell’eroe, però, era un eroe. L’eroe non si fa dare ordini da personaggi viscidi e senza onore. L’eroe sa dire di no.

La figura dell’eroe non è quella che ci vogliono rifilare alla televisione. Non sono eroi quelli che muoiono e basta. Tutti moriamo. E’ un eroe colui che compie un’impresa eroica. Certo, mentre la compie, può accadere che muoia; ma gli effetti di quell’azione producono un risultato.
L’eroe agisce o si rifiuta di agire per un ideale. Insomma, l’eroe non si limita a morire, ma costruisce qualcosa. Lascia un segno della sua presenza su questo mondo.

Il concetto di stato non deve mai prevaricare altri concetti, quali giustizia ed equità. Se il principe di turno ti opprime, o ti ordina di eseguire atti indegni, è tuo preciso dovere, prima di tutto nei confronti di te stesso, ribellarti a questa condizione di oppressione.
Altrimenti rischi di fare il gioco di lorsignori, per i quali “si può sempre combattere una rivolta di poveracci mandando loro incontro altri poveracci”. Comodo, no?

Dopo la seconda guerra mondiale, siccome non capivano come avevano potuto, migliaia di soldati tedeschi, ubbidire a ordini tanto scellerati, al processo di Norimberga dovettero stabilire il principio secondo cui i militari hanno il dovere di disobbedire a ordini inumani. Meno male che l’hanno scritto, altrimenti le marionette ci potevano ricascare!

Perché, prima di essere parte di un ingranaggio, schema o - se preferisci - prima di essere assoggettato alle regole imposte da uno stato, sei una persona.

Premesso che una legge è un po’ d’inchiostro su un foglio, e che un folle al potere, al comando di deputati e senatori burattini, può legiferare (è già successo in passato, no?), cosa farai se la prossima legge prevederà il tuo stesso suicidio? Ma legale, eh! “Qui ci teniamo a fare le cose in modo legale”, dirà il folle.

JPN
Ehren Watada, nella foto, è il primo ufficiale dell’esercito americano ad essersi rifiutato di prendere parte all’occupazione militare dell’Iraq.
Il rifiuto di Watada è stato motivato con l’impossibilità morale di partecipare ad una guerra illegale e ai crimini di guerra da essa derivanti.

Però, guardandolo bene, Ehren Watada sembra un pellerossa, un aborigeno. Ecco dov’era l’anomalia! Non dovevano essere tutti estinti?



Post Scriptum:

Quello che non dice il reclutatore di poliziotti, che si vede nel primo video, è che vogliono solo poliziotti ebeti, perché in quanto tali sono perfetti per eseguire ordini scellerati senza pensare. E come potrebbero, visto che vengono arruolate solo persone dotate di micro-cervello?
Il giornalista di Michael Moore tocca un nervo scoperto del sistema, per questo il reclutatore è così irritato.


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Lunedì, Ottobre 26, 2009

● 6.000.000 di grazie!

JPN

Alla fine sono andati in 3.000.000 a votare per le fanta-primarie del PD. Moltiplicando i votanti per i 2 EURO che bisognava pagare per votare, ne viene fuori una discreta sommetta: 6.000.000 di EURO.
Visto che puoi pilotare il risultato come se avessi in mano un joystick, e visto che rendono così bene, mi meraviglia che Berlusconi non ci abbia ancora pensato, alle fanta-primarie. Forse nell’immediato futuro… giusto per fare un po’ di cassa prima di pagare, eventualmente, De Benedetti.

In effetti, in tempo di crisi, quale altro prodotto rende così bene come le primarie?
Dopo la precedente esperienza, dove il PD aveva incassato 1 euro a votante, e visto come gli era andata bene allora, avranno pensato giustamente di raddoppiare l’obolo!
“Tanto i pecoroni pagheranno ugualmente, felici e col tele-sorriso ebete sulle labbra!” avranno ridacchiato mentre pianificavano la cosa…

Mi chiedo come avranno intenzione di usare quel denaro. Lo useranno per retribuire i valenti scrutinatori? Lo spenderanno insieme a Marrazzo e Sircana (magari invitando pure Lapo) nei consueti baccanali? Non è dato saperlo a queste latitudini. Ma, se qualcuno può illuminarci gli saremo infinitamente grati.

Le primarie le ha vinte chi doveva vincerle, e si capiva già dal logo “ci tengo”. I tele-italiani chiamati al voto hanno ovviamente premiato le facce che più hanno ristagnato in televisione negli ultimi anni. Nell’ordine: Pier Luigi Bersani (53%), Dario Franceschini (34%) e per ultimo Ignazio Marino (12%). Ironia della sorte, quest’ultimo, all’estero, era di gran lunga il più conosciuto, tra l’altro per meriti professionali. Cosa rara per un politico italiano, che solitamente di professione fa il politico o il giornalista di facciata (tanto per scrivere qualcosa, che non sia “politico”, alla voce “professione” sulla carta d’identità).

Per noia evitiamo di parlare della gente che ha potuto votare più volte, o delle persone che hanno votato senza presentare il documento o il certificato elettorale, ed evidenziamo, ancora una volta, il criterio in base al quale i candidati hanno ricevuto il voto: con i tele-presupposti evidenziati in precedenza è palese che il significato di “mozione” sia ignoto alla massa votante. Al contempo cosa sia un programma, ovviamente, i votanti non ne hanno la più pallida idea.

Ultima considerazione, ma non per questo la meno triste, riguarda l’età media dei votanti.
In Italia i giovani tra i 18 e i 40 anni sono il 36% della popolazione e alle ultime politiche erano andati a votare nella percentuale del 38% degli aventi diritto, ovvero in 8.200.000. Il restante degli aventi diritto al voto, quelli più anziani e i vecchi, sono il 54% della popolazione, ma alle ultime politiche, loro, erano andati a votare nella misura dell’80%, ovvero avevano votato in 26.000.000.
Quindi, non solo gli anziani sono di più, ma vanno a votare quasi tutti, forse memori di vecchi e mai dimentichi regimi e del comodo (per i tiranni) senso del dovere che quei regimi instaurarono nel loro DNA o nel DNA dei loro padri.

Emblematico il video seguente, che evidenzia una coda di arzilli figuri al seggio di Monteverde (Roma).


Quindi, anche alle primarie del PD, e stiamo parlando di ieri, c’è stato il solito codazzo votante di mummie, western-burka e affini pronto a crocifiggere il candidato SCONOSCIUTO a causa della solita paura del cambiamento (e del buio), come si evince pure dalla foto che segue.


JPN

Alla faccia dei tanti giovani della rete che si sono documentati, si sono letti i programmi e hanno cercato invano di spiegarli ai loro genitori, ingessati su arcaici quanto stupidi criteri di scelta.

In conclusione, bisogna prendere atto che il potere decisionale dei vecchi è superiore a quello dei giovani in un rapporto che supera il 3:1, mentre la capacità di analisi degli stessi vecchi, il remoto e recente passato dell’Italia insegna, è pari a 0.

Capito, ragazzi, perché Ignazio Marino ha preso il 12% ?


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Sabato, Ottobre 24, 2009

● Università in Italia, e in Danimarca


La più antica università del mondo è nata in Italia, a Salerno, nel IX secolo. Successivamente, tra il 1000 e il 1300, sorsero le università di Bologna, Parma, Treviso, Siena, Padova, Modena, Reggio Emilia, Firenze, Perugia, Pisa e Roma che furono tra le prime e più prestigiose università al mondo.

Oggi, l’intero mondo italiano dell’Università è truffato e saccheggiato da clan partitici, baronie dinastiche, cordate clericali e manipolazioni ideologiche. È così che le già scarse risorse destinate a laboratori, ricerca e università sono dirottate per soddisfare amici e parenti.
Infatti, Ricercopoli è un sistema-Paese tra i più celebri al mondo.

I giocatori competono per guadagnare rendite di posizione e potere corporativo in un campo d’attività vitale per l’Italia come quello della ricerca .

A turno i giocatori attorno al tabellone: governi, istituti scientifici, ospedali, atenei e baroni locali, muovono le pedine in senso anti-meritocratico, distribuendo fondi pubblici in modo del tutto discrezionale, avallando gli sprechi “per decreto”, nominando propri sodali e congiunti nei posti chiave della cultura e della ricerca, facendoli pubblicare, in esclusiva, i libri di testo obbligatori .

Obiettivo del gioco è quello di ottenere il dominio assoluto e incontrastato nel settore, costringendo alla bancarotta concorrenti e cittadini tutti, in definitiva affossando cultura, economia, legalità e giustizia sociale. (cfr. Giovanni Grasso )

A riprova di tutto ciò, ecco l’ennesima testimonianza di un italiano all’estero, che conferma, in una lettera indirizzata a JusPrimaeNoctis, quanto noi già sappiamo, e vorremmo far sapere ad un numero sempre più nutrito di italiani, in modo che non perdano i loro anni migliori in inutili quanto frustranti caroselli universitari:

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Ciao,
dove siete nel mondo? Io al momento sono in Danimarca, dopo esser passato per la Spagna e la Cina. Non penso di tornare più in Italia, non nei prossimi anni almeno.

Da qui, soprattutto dalla Danimarca, l’Italia sembra davvero un paese di lobotomizzati. Io, dalla mia, sono abbastanza spaventato dal livello medio culturale degli universitari, miei coetanei. L’idea che ti arriva dal mondo dell’università in Italia è che bisogna farsi pestare per 5/7 anni, accettare tutto, anche le offese, pur di finire con un pezzo di carta.
E il paradosso è che quel pezzo di carta non garantisce un lavoro né una vita decente.
Io sto studiando all’Aarhus School of Business, che fa parte della Aarhus University (una tra le prime 100 al mondo), e studio per un master in International Business. Qui ho iniziato il master da poco, l’altro giorno mi è arrivata un’email per invitare tutti i nuovi arrivati ad un incontro per chi volesse informarsi sui dottorati (pagati) dell’università. Una cosa impossibile in Italia, dove questi posti sono tutti riservati.
Ci tengo a dire che in Danimarca l’università è gratuita, che è abbastanza semplice essere selezionati (basta avere un bachelor “standard”) e che di italiani siamo io e un altro ragazzo in tutta la business school. Questo per dire come i ragazzi italiani soffrano di una cronica mancanza di informazioni e continuino a seguire chimere improbabili.
In Italia, almeno in Economia, si continua a seguire il “mito” di scuole costose e irragiungibili, così sfugge completamente una realtà come la Scandinavia intera che offre opportunità di studio di alto livello gratuitamente.
Oltretutto, il sistema sociale è ottimo, se dopo il master dovessi cercar lavoro qui, prenderei 1200/1300 euro di sussidio al mese fino a che non trovo lavoro, anche se non sono danese.

Spero vi facciate sentire, mi farebbe piacere uno scambio di opinioni. Soprattutto, vedo che commentate poco sull’università italiana, eppure ce ne sarebbero delle belle, soprattutto comparando con altri sistemi.

Saluti,
Alessio

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Concludiamo con una frase sfuggita ad Aurelio De Laurentiis: “Erano molti anni che pensavo di dedicare un film agli italiani. Viaggiando molto spesso, ho notato che gli italiani migliori sono quelli che troviamo all’estero. Sono sprovincializzati, disinibiti, coraggiosi, portatori di un’italianità che dovrebbe essere la bandiera e l’orgoglio di tutti gli italiani.


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Mercoledì, Ottobre 21, 2009

● Analfabeti della vita e suffragio universale


In Italia gli analfabeti sono quasi il 10% della popolazione. Quelli con la licenza elementare quasi il 40%. Quelli che non hanno mai letto un libro o un giornale sono il 50%. Il 70% ha difficoltà a comprendere un articolo di giornale. Quasi il 60% degli italiani non usa internet. La maggioranza di questi non-utilizzatori ha più di 50 anni e un titolo di studio medio basso. Gli italiani che viaggiano (non quelli che sono obbligati ad andare in vacanza sette giorni all’anno) sono il 15%. Interpolando tutti questi dati si arriva ad un bel 78% di analfabeti della vita.

La Costituzione italiana, all’art. 48, afferma che «Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età», ma il suffragio universale è figlio della rivoluzione francese e americana, nacque in un contesto storico dove potevano votare solo gli abbienti (nobili o borghesi) e dove le donne erano escluse dal voto e trattate come merci.

Il voto non è un diritto intangibile. Non stiamo trattando un argomento sacro, un tabù. La legge, infatti, toglie il diritto al voto ai condannati a pene superiori ai cinque anni e ai falliti, ma lo preserva, per esempio, ad un politico condannato a quattro anni per corruzione.
Quindi, la domanda è: ha ancora senso mantenere il diritto di voto per una persona indegna? E’ cosa equa dare la possibilità di votare ad un analfabeta della vita? A un essere che non si è mai posto una domanda? Che non conosce nemmeno il nome del sindaco del suo paese? Che non conosce il nome del capo dello stato? Che passa tutta la giornata a guardare culi e tette alla TV o a giocare alle macchinette mangiasoldi al bar?

Non si potrebbero dichiarare tutti incapaci naturali, giudiziali o legali? La legge lo prevede, ma perché non si utilizza mai questo strumento? Niente voto per costoro. Non possiamo avere lo stesso peso o essere considerati pari a quelli che compravano il sale da Vanna Marchi!

Il termine democrazia deriva dal greco démos (popolo) e cràtos (potere), ed etimologicamente significa governo del popolo.
Questo vale solo soggettivamente, perché oggettivamente, applicando il principio all’Italia, significa vecchi e/o imbecilli che vanno a votare cercando il vecchio simbolo della DC. E taluni cercano ancora il nome di Mussolini.

Il diritto al voto uno se lo deve meritare. Ci vuole la patente per guidare un’automobile o una barca, un esame per aprire un bar, ma non è richiesta alcuna prova, nessun esame, per fare un figlio o decidere le sorti di una nazione.

Siamo tutti uguali di fronte alla legge, certo, ma non siamo tutti uguali. Perfino le formiche, nel loro piccolo, si differenziano. Un mentecatto, però, nella cabina elettorale, conta come te. Un corrotto, un pedofilo, un decerebrato vale 1 voto. Vale 1, ossia poco più di 0… proprio come te.

Chi si interessa alla politica sono soprattutto gli anziani. Sicuramente è anche una conseguenza dell’esposizione alla TV, visto che, ormai, non c’è più un distinguo tra ballerine, intrallazzatori del televisore e politici: tutti insieme allegramente nei vari show e programmi d’intrattenimento (e in parlamento). Chi va al voto in modo massiccio sono sempre gli anziani: esattamente l’82% degli aventi diritto al voto, contro il 38% dei giovani. Chissà perché, che pesi il fatto che i politici, che dovrebbero essere i loro rappresentanti siano più vecchi dei loro nonni? Ovviamente i giovani non possono riconoscersi in quelle cariatidi, figlie di un’altra era, che non potranno mai capire i loro problemi.
Un esempio pratico lo trovate nel video di YouTube che segue, dove, tra uno stormo di vecchi, si intravede pure Piero Ricca . Unico scoglio in un mare di teste inutilmente canute.

Ma, mentre lui è lì probabilmente per migliorare le sue conoscenze ed ampliare i suoi orizzonti, i vecchi che lo circondano stanno semplicemente cercando un modo per riempire il pomeriggio. E, una volta usciti dalla libreria, nella loro testa non rimarrà traccia di quanto hanno sentito pochi minuti prima.



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Domenica, Ottobre 18, 2009

● Il discorso tipico dello schiavo

Perché dovete lavorare 8 ore al giorno 5/6 giorni su 7? Ci avete mai pensato, anche se solo una volta?
Facciamo finta che l’impresa “LADRONI Spa” sia in concorrenza con la società “BANDA BASSOTTI Srl” e che nel mercato non ci siano altre imprese. Producono lo stesso prodotto e hanno lo stesso numero di operai.
L’unico modo per la LADRONI Spa di produrre più velocemente e di più della BANDA BASSOTTI Srl è quello di far lavorare di più i suoi operai. E lo fa. Però la BANDA BASSOTTI Srl lo viene a sapere e fa la stessa cosa con i suoi operai.
Prima, gli operai di entrambe le aziende lavoravano 3 ore al giorno, adesso 4.
Allora la LADRONI Spa ha un’idea geniale: far lavorare i suoi uomini 5 ore al giorno! Guarda caso proprio la stessa idea che ha avuto contemporaneamente anche la BANDA BASSOTTI Srl!
E così procedono entrambe portando l’orario di lavoro fino a 12 ore quotidiane. A questo punto però, qualcuno dei lavoratori inizia a star male. Qualcuno inizia a mormorare male parole nei confronti del datore di lavoro. Qualcuno, ancora, si ribella e decide di non lavorare affatto; e trascina nella sua protesta anche i colleghi. Gli operai creano un comitato che viene incaricato di gestire i loro interessi nei confronti sia della LADRONI Spa che della BANDA BASSOTTI Srl.
Ma anche le due aziende, e prima degli operai, si erano dotate di un comitato di affari comune, pronto a regolare i loro rapporti con i lavoratori.
I due comitati s’incontrano e decidono che 8 ore di lavoro al giorno sono un buon risultato, che accontenta sia i datori di lavoro che i lavoratori.
E qui nasce il paradosso! Rappresentando tutto il mercato (tutte le aziende) e tutti i lavoratori, essendo lo scopo della riunione “evitare di farsi concorrenza tramite l’aumento indiscriminato delle ore-lavoro”, perché non hanno fissato le ore-lavoro giornaliere a 3 o a 2? Se lo avessero fatto i ritmi di produzione sarebbero stati semplicemente più lenti per tutti, mantenendo inalterati i profitti. Tutto qui.
Invece hanno fissato un numero di ore di lavoro quotidiano talmente elevato (quanto inutile) per un altro motivo. Certo, ma quale?

A me ne viene in mente solo uno.

Se TU sei occupato tutto il giorno a lavorare e, tra viaggio d’andata e viaggio di ritorno verso la sede del lavoro perdi almeno un’altra ora, ecco che non ti rimane il tempo materiale - MA NEMMENO LA VOGLIA - di dedicarti ad altro.
E cosa potrebbe essere questo altro? Ma ovviamente gli affari dei gestori dei due comitati, che nel frattempo si sono accorti di essere più furbi degli operai. E hanno trovato molti modi leciti ed illeciti di arricchirsi senza lavorare ma, soprattutto, senza produrre niente.

Se d’inverno ti alzi col buio e rientri a casa col buio, poco importa se ti perdi la luce del sole per 6 mesi, basta che rientri a casa distrutto, con la zucca vuota, e tutto quello che puoi fare é gettarti sul divano, accendere la TV e dare vita a tutti gli immortali Pippi Baudi e Maurizi Costanzi che contiene.
Meglio che tu stia lì, a rimpinzarti di idiozie, piuttosto che a leggere un libro o cercare su Google, per esempio, “mafia stato rapporti”. Giusto?


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