Lunedì, Aprile 26, 2010

● Era tutto vero

schiavi

Era tutto vero: braccianti extracomunitari, dietro un compenso quotidiano di pochi euro, costretti a lavorare in condizioni disumane nei campi, raccogliendo gli agrumi coltivati nel rosarnese, fino a 14-15 ore al dì (quindi anche la notte). Trattati come bestie da soma, umiliati e privati della dignità umana, e infine prelevati con la forza e trasferiti in svariati lager sparsi per l’Italia, perché avevano osato alzare la testa e si erano ribellati a questo stato di cose.

Trenta arresti e un obbligo di dimora: arrestato lo 0,2% della popolazione residente, ma chissà a quanto ammonta l’indotto di questa fruttuosa attività.

L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Palmi, ha portato alla luce un sistema di caporalato per il collocamento illegale di manodopera clandestina destinata ai lavori in agricoltura, ed allo stesso tempo sono state identificate le aziende agricole che utilizzavano la manodopera straniera, sottopagandola.

Le indagini erano scattate nelle ore successive alla rivolta degli immigrati di Rosarno, e hanno accertato l’esistenza di un’organizzazione criminale che si occupava di reclutare e sfruttare gli immigrati.

“Le dichiarazioni dei lavoratori immigrati clandestini sono state preziose, cosi’ come preziosi sono stati i riscontri venuti fuori grazie ad una capillare attività investigativa”. Lo ha detto il procuratore della Repubblica di Palmi, Giuseppe Creazzo, nel corso della conferenza stampa per illustrare l’operazione “Migrantes“. “L’inchiesta - ha aggiunto il procuratore - ha anche portato alla luce episodi di violenza nei confronti di alcuni lavoratori extracomunitari“.

Gli stessi immigrati che hanno collaborato con la giustizia hanno ora ricevuto il permesso di soggiorno. Anche gli addestratori usano dare uno zuccherino al cavallo che ha ubbidito ad un ordine.


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Venerdì, Aprile 23, 2010

● Gianfranco Fini in Di Pietro


A sentire l’intervento integrale di Gianfranco Fini sembrava di assistere ad un comizio di Antonio Di Pietro, che infatti solidarizza col Presidente della Camera.

Fini ha condannato la politica anti-immigrati operata dalla Lega, perché lede i fondamentali diritti della persona; ha messo in dubbio la moralità (e le finalità) delle leggi ad personam, create volutamente per evitare i processi; ha attaccato i giornali di regime, perché pagati dalla famiglia di Berlusconi appositamente per screditare; ha deplorato l’attacco alla magistratura civile romana, rea di avere bocciato le liste del PDL alle recenti elezioni regionali del Lazio; ha criticato l’erosione dei consensi al PDL alle regionali (dal 35,2% delle europee al 26,7% delle regionali): un sonoro -8,5% traghettatosi nel calderone razzista e xenofobo della Lega Nord, di cui “il PDL è fotocopia”. Riassumendo: Fini si è dichiarato a favore della Repubblica e contro la Monarchia.

La domanda sorge spontanea: ma come ha fatto ad avallare due annate di leggi vergogna?

Ma soprattutto, come ha fatto a non subodorare il tradimento di marmaglia come Gasparri e La Russ(i)a, da jusprimaenoctis profetizzato già a gennaio?


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Martedì, Aprile 20, 2010

● Le due facce della medaglia

Le facce della medaglia

Vecchi, riciclati al punto da aver smarrito il pudore, dediti soltanto alla ricerca della poltrona più prestigiosa e remunerativa, persecutori del mero interesse personale e - a volte - di quello dei propri sodali, abituati a passare da uno schieramento all'altro con assoluta naturalezza, mentre gli ideali scivolano loro addosso come l’acqua sulle piume di una papera.

Stiamo parlando dei politici del PD e del PDL (ma è doveroso aggiungerci anche l’UDC), che Luigi de Magistris chiama “Partito unico trasversale della spesa pubblica“.

Giustamente Beppe Grillo li accomuna definendoli PDL e PDmenoL, perché dello stesso genere di persone si tratta: le due facce della stessa medaglia. E la medaglia è la prima repubblica, quella che si credeva estinta dopo Tangentopoli.

Invece quei signori sono ancora lì, ad ammuffire nelle aule del Parlamento che ormai considerano casa propria, riciclatisi attraverso numerose mutazioni: da DC, PSI e PCI a DS, PDS, Margherita, Ulivo, Forza Italia, e poi PD, UDC e PDL, etc., dove solo il nome dei partiti è cambiato nel corso dei lustri, ma la sostanza è rimasta inalterata.

Fino a quando permetteremo a questi personaggi di riciclarsi votandoli non cambierà mai nulla, e l’Italia continuerà a sedersi al tavolo dei paesi civili pur essendo, di fatto, un paese in via di eterno sviluppo.


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Domenica, Aprile 18, 2010

● Sotto il vestito… niente

Lupo e Cappuccetto rosso

Evidentemente la divisa - in senso ampio - non è una garanzia… Fatto tragicamente dimostrato dalla cronaca, dove gli esempi si sprecano: dai corpi di polizia, che spesso si nascondono dietro la divisa per tiranneggiare impunemente i cittadini in mille modi diversi - fino a ucciderli come nei casi di Cucchi e Uva - ai preti pedofili.

Purtroppo la nostra cultura ci insegna, sin da bambini, a identificare la divisa, intesa come ufficialità, con il bene. Probabilmente così dovrebbe essere, e sarebbe bellissimo se così fosse, ma così non è. E’ questo uno dei più crudeli equivoci di cui sono vittima i cittadini dei moderni Stati nazionali, presentati sin dai libri di scuola come una conquista della civiltà.

Ma attenzione: la Chiesa non persegue il bene, lo Stato non si identifica con il bene, nè è un bene il monopolio legalizzato della violenza che esso si è arbitrariamente arrogato.

Questa semplice e terribile constatazione ci fa capire perchè siamo particolarmente vulnerabili quando il sopruso ci arriva da queste categorie in divisa, di cui tendiamo a fidarci e a cui ci affidiamo più o meno ciecamente, e che spesso sono invece le più infide e vigliacche. Si tratta molto spesso di persone che soffrono di complessi di inferiorità, e che vogliono indossare l’abito dell’ufficialità proprio per essere al di sopra della legge, perchè sanno che il sistema insabbia i loro crimini in cambio di protezione (armata).

Ma costoro forse non si sono accorti che, sebbene in divisa, sono comunque soggetti alla gerarchia: infatti viene loro consentito di divertirsi a piacere con la gente comune - come i poveri Cucchi e Uva - per la cui morte si indaga contro “ignoti” - e al massimo verranno puniti i medici, ma non devono permettersi di infastidire in nessun modo i personaggi posti più in alto di loro nella gerarchia castale: infatti i Carabinieri che hanno ricattato Marrazzo sono stati arrestati senza indugio!


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Giovedì, Aprile 15, 2010

● E la crisi?

Paperone

Da più di un anno ci massacrano le palle con la storia della “crisi finanziaria internazionale”, ottima scusante per licenziare in massa, chiudere gli stabilimenti in Italia e riaprirli in paesi dove la tassazione non è ai nostri livelli, dove perfino il Principe Giovanni dovrebbe prendere appunti.

L’elenco delle aziende che licenziano è interminabile, ma qui e qui potete trovare un riassuntino parziale.

Per non parlare delle migliaia di commercianti che chiudono per la spudorata imposizione fiscale, la burocrazia e lo spadroneggiare di mafiette locali più o meno istituzionalizzate.

La crisi, appunto. Tuttavia, controllando i redditi di alcuni paperoni nostrani, scopriamo che Silvio Berlusconi, tanto per citarne uno a caso, nel 2009 ha incrementato il suo patrimonio portandolo a 6 miliardi e 750 milioni di euro, 1 miliardo e 900 milioni di euro in più rispetto all’anno scorso. Volano pure i redditi del suo socio in affari Ennio Doris e di Francesco Gaetano Caltagirone, suocero di Pier Ferdinando Casini. (Per chi volesse approfondire segnalo il blog di Susanna Ambivero, che ne ha dato per prima notizia).

Conclusione: la crisi vale solo per i poveracci, o ci stanno semplicemente prendendo per i fondelli?


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