Giovedì, Giugno 10, 2010

● Come aggirare la censura di regime

Hack Flag

Mentre gli yesmen procedono all’approvazione del DDL intercettazioni, che di fatto segna l’entrata ufficiale dell’Italia nel regime berlusconiano, mentre l'Italia dei Valori occupa il Parlamento e il resto della popolazione si concentra sull'imminente campionato mondiale di calcio, voglio evidenziare come l’eventuale censura ai siti ed ai blog sia facilmente aggirabile.

Infatti, oltre ad essere completamente privi di idee e devoti al solo mantenimento dei privilegi, gli yesmen sono sostanzialmente stupidi (altrimenti non sarebbero yesmen).

Il DDL prevede l’oscuramento, da parte dei providers italiani, del sito o del blog che dovesse esercitare il costituzionale diritto di informare.

L’oscuramento alla fonte, ovvero tramite il provider fornitore della connettività, di fatto impedisce la visione del sito in Italia, anche se quest’ultimo è hostato all’estero.

Non per questo ci demoralizziamo. Andiamo avanti.

Premesso che JusPrimaeNoctis non a caso è stato hostato all’estero, perché eravamo sicuri che sarebbe finita così, anche per gli altri siti e i blogger, che intendano aggirare la censura di regime, è essenziale acquistare un dominio all'estero, onde evitare il blocco del sito o del blog tramite l’Autority italiana.

Questo primo passaggio, sebbene tuteli il sito o il blog, è però insufficiente per evitare l’oscuramento del sito o del blog verso gli utenti italiani. Infatti, usare un server estero permette a tutto il mondo di visitare il sito o il blog, ma dall’Italia non sarà comunque visibile. E allora, noi utenti che lo vogliamo visitare, cosa possiamo fare?

La soluzione è la triangolazione, ovvero puntare ad un server estero (che, in quanto tale, non è soggetto all’oscuramento da parte del regime italiano) che poi ci reindirizzerà sul sito o sul blog desiderato.

La pratica è più semplice della teoria, e chiunque intenda visitare i siti o i blog che verranno oscurati può scegliere tra le seguenti alternative:

1) PROXY SERVER.
Sia Internet Explorer che Safari, ma anche tutti gli altri browser, prevedono l’utilizzo di proxy per la navigazione. E’ sufficiente procurarsi un proxy ed inserire il relativo indirizzo ip e la porta nella sezione apposita delle preferenze del browser. Ecco dove rintracciare agilmente dei proxy. Selezionate tutta la pagina in blocco, e poi copiate il contenuto qui selezionando “CONNECT” nel “proxy type”. Come timeout bastano 10 secondi. Cliccate “Check proxy!” e in pochi secondi otterrete i proxy e le porte da utilizzare.

2) PROXY GATEWAY.
Per chi ha esigenze di stabilità e/o velocità, all’estero esistono server providers che offrono il servizio proxy gateway, con password, per pochissimi euro (o dollari). Per trovarli basta una rapida ricerca su google.

3) TOR.
Se decidete di installare TOR il regime la prende ugualmente in quel posto.

4) NAVIGAZIONE ANONIMA.
Se invece siete troppo pigri, basterà utilizzare un sito per la navigazione anonima. Eccone uno, un altro ed un altro ancora.

5) VPN.
Per chi desidera, invece, avere uno specifico indirizzo VPN, velocissimo e criptato, perfetto per bypassare l’oscuramento di regime, su internet vendono il servizio per pochi soldi: qui e qui, per esempio.
Configurare il VPN è semplicissimo, forse più semplice sul MAC (Preferenze di sistema –> Network –> VPN) che sul PC. Storicamente i francesi sono più propensi ad esseri liberi e generosi degli italiani. Infatti, in spregio a tutti i regimi e a tutte le censure del Mondo, permettono alle popolazioni oppresse, come la nostra, di usare gratis il VPN.

6) TUNNELING.
Comodo è pure il servizio che offre un tunnel http. Può essere a pagamento o gratuito, come quello offerto qui.

Tutto qua, aggirare lo stupido regime è più facile farlo che scriverlo. Dimenticavo… quanto sopra è perfettamente legale (per il momento).


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Venerdì, Giugno 4, 2010

● Standing Army


Thomas Fazi ed Enrico Parenti si chiedono dove vanno a finire tutti i soldi del budget militare americano, e perché, in tempo di pace, gli USA abbiano 716 basi militari sparse per il mondo.

Il libero mercato è davvero così libero? Le risposte sono in un libro ed in un documentario.


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Martedì, Giugno 1, 2010

● Cose dell’altro mondo

Jon Gnarr e Beppe Grillo

A leggere la notizia sembra si tratti di cose dell’altro mondo. Nello stivale tutto cambia con estrema lentezza, altrove, invece, i ritmi sono decisamente più elevati.

Gli elettori islandesi, che si stanno ancora riprendendo dallo shock dell’inchiesta parlamentare che ha svelato le connessioni tra alcuni politici e i banchieri responsabili della colossale crisi economica del 2009, hanno evidentemente voluto esprimere un voto di protesta contro la classe politica tradizionale.

Il “Partito Migliore” ha fatto la sua comparsa nel panorama politico locale solo sei mesi fa, come movimento di protesta contro le istituzioni politiche tradizionali, ritenute responsabili della gravissima crisi.

Al primo appuntamento elettorale, la nuova formazione di Jon Gnarr è risultata il primo partito della capitale con il 34,7% dei voti. Lo schieramento vincente ha candidato attori, musicisti, casalinghe e personaggi dello spettacolo, utilizzando YouTube per la propria campagna elettorale.

Per le elezioni il “Partito Migliore” ha pubblicato un video ufficiale, ironico e dissacrante, titolato “Noi siamo i migliori”, cantato sulle note di “Simply the best”, un vecchio successo di Tina Turner.

Dopo il risultato vincente Jon Gnarr, che conduce anche una popolare trasmissione radiofonica, potrebbe diventare il nuovo sindaco di Reykjavik.

In soli sei mesi a Reykjavik hanno cambiato la classe politica. In Campania, dopo anni di lavoro sul territorio, il Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo ha preso l’1,3% dei consensi.

Gli islandesi sono 33,4 volte più veloci degli italiani… e un sacco di altre cose.


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