Domenica, Ottobre 31, 2010

● Gianfranco Fini e il bipensiero

Stefano Cucchi

Gianfranco Fini: «Care amiche e cari amici di Mirabello. Nessuno è contrario al lodo Alfano o al legittimo impedimento. Siamo convintissimi che occorra risolvere la questione relativa al diritto che Berlusconi ha di governare senza che vi sia l’interferenza di segmenti iperpoliticizzati della magistratura che vogliono metterlo in fuorigioco».

Lodo Alfano, Fini annuncia “emendamenti FLI per la non reiterabilità”. Gianfranco Fini: «Il Parlamento tenga conto anche dell’aspetto della non reiterabilità, non solo di quello giusto rimarcato ieri dal capo dello Stato. Futuro e libertà si impegnerà per la presentazione di emendamenti che non rendano possibile reiterare il Lodo, perché si tratta di tutela della funzione e non di una nuova legge ad personam».

FLI pronta a dare battaglia sulla non reiterabilità del lodo Alfano. Gianfranco Fini: «Mi auguro che sul tema giustizia non ci siano questioni insormontabili e che non ne scaturisca una crisi di governo. Noi non cambiamo opinione sul lodo Alfano, che serve a tutelare una funzione, e non una persona. Non vedo come, se il PDL non dovesse cambiare idea, il presidente Berlusconi possa prendere questa questione come pretesto per fare una crisi di governo. Noi non crediamo che si possa o si debba riformare la giustizia punendo la magistratura. La magistratura non deve essere sottoposta, uso questa espressione, ad altri poteri, e quindi nemmeno a quello esecutivo».

Lodo Alfano retroattivo e reiterabile: sì dei finiani.



Adesso andate a vedere cos’è il bipensiero.


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Domenica, Ottobre 24, 2010

● Lacrime di coccodrillo


Ma davvero gli italiani non sono informati a sufficienza e pensano che l’attuale centro-destra e/o l’attuale centro-sinistra siano soluzioni politiche ragionevoli?

Dopo anni di martellamento, anche i più recalcitranti sono stati raggiunti da ogni genere di informazione. Anche i sordi sono stati avvisati tramite il linguaggio dei segni, i ciechi avranno letto qualche scritto di Travaglio & Co. in braille. Se esci in strada o vai al bar ti accorgi che gli italiani sanno tutto. Tutto.

No cari italiani, la verità è che siete ben consapevoli che Berlusconi è un volpone e altrettanto consapevoli che non può essere questo centro-sinistra, nepotista, tessereccio e ancorato alle poltrone, una valida alternativa.

E allora? Allora sapete perfettamente tutto ciò, ma continuate a votarli: per paura del cambiamento, per consuetudine, per voto di scambio, per parentela, per amicizia, per ignoranza (nei piccoli paesi si votano ancora i medici), e per altre insulse ragioni, che molto probabilmente non valgono la vostra autodistruzione.

Presumibilmente gli italiani votano in questo modo scellerato perché non riescono a cogliere il marcio che alberga nelle loro scelte, non vedono (o non gliene frega niente) dove ci conduce il loro piccolo tornaconto. Non lo vedono perché sono uguali ai modelli di politici che sostengono, e, quasi certamente, al loro posto farebbero esattamente le stesse cose.

Ogni azione, anche la più insignificante, ha una sua conseguenza. “Cosa vuoi che conti il mio voto, lo spreco volentieri per un parente, un amico o per una birra” dice il fesso. E no caro, il tuo voto forse vale poco, ma migliaia di voti come il tuo fanno eleggere qualcuno; quel qualcuno poi legifera e a te non sta bene. E sempre quel qualcuno ti manda infine la polizia a manganellarti mentre protesti. Azione => Conseguenza.

L’errore sta nel minimizzare la valenza della singola azione.

L’attuale indice di masochismo è facilmente ricavabile mettendo in relazione il video di Terzigno e il recente risultato elettorale del MoVimento 5 Stelle in Campania: un misero 1,3%. Ciò significa che solo 1,3 persone su 100, di quelle che combattono e piangono a Terzigno in questi giorni, aveva votato M5S, e quindi dato un segnale di discontinuità rispetto alla giostra maleodorante che ha visto alternarsi tutti i partiti nella sciagurata gestione dei rifiuti. Tutte le altre persone, o non sono andate a votare - e quindi hanno lasciato carta bianca ai loro amministratori attuali - o si sono pestate i piedi da sole eleggendoli una volta ancora (i colpevoli sono sempre gli stessi, cambia solo il partito che li sostiene).

Adesso vi chiedo: possiamo sperare che, dopo centocinquant’anni di prese per il culo, l’esperienza insegni finalmente qualcosa?


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Mercoledì, Ottobre 20, 2010

● La carta bianca


Non si può certo dire che questo blog sia specializzato in post critici sull’Italia dei Valori, ma le notizie che ci giungono dagli amici della Sardegna non sono sicuramente da trascurare; non in un momento così delicato, dove il rinnovamento generazionale, che deve necessariamente perpetrarsi in tutti i partiti italiani, rischia di fallire proprio nell’Italia dei Valori che ne auspicava l’avvento!

In un paese dove il Parlamento é in mano a pregiudicati spregiudicati, nani e ballerine e con la minaccia di elezioni imminenti, i partiti dell’opposizione dimostrano di non essere da meno di quelli che stanno governando: la cosidetta sinistra si è parcellizzata a tal punto che le singole molecole non raggiungono quasi mai lo sbarramento del 4% o del 3% necessari per poter eleggere un rappresentante; il PD è sempre in mano ad un’oligarchia immobile e consunta, ancorata alle poltrone come una nave in secca; stesso discorso per l’Italia dei Valori, dove i generali infrangono spesso e volentieri le regole del normale dibattito democratico, pur di rimanere in sella.

Il 23 ottobre a Tramatza (OR) si terrà il congresso regionale dell’IDV, dopo che lo stesso era stato precedentemente fissato ad Olbia. Per i particolari più scottanti rimandiamo al sito de iltribuno.com, che, purtroppo, inquadra la situazione per quella che è: ovvero il tentativo estremo dell’On. Federico Palomba, che evidentemente ha deciso di rimanere al vertice dell’IDV sardo a vita (ha 73 anni ed una serie di pensioni tutt’altro che trascurabili), di delegittimare la mozione congressuale a lui alternativa e sostenuta da uno schieramento talmente ampio, giovane e rappresentativo delle istituzioni locali, che - proprio in virtù delle svariate componenti che lo formano - non può essere tacciato (non almeno tutto insieme, sarebbe quantomeno improbabile) di congiurare contro Di Pietro, come lui stesso afferma.

In mancanza di valide motivazioni alla sua rielezione Palomba aveva già in passato dichiarato più volte di essere l’unto di Di Pietro, e questo slogan era diventato il suo cavallo di battaglia durante la sua campagna elettorale per il congresso. Già, perché chi conosce i nomi dei delegati può fare la sua bella campagna elettorale…

Ma ieri il parlamentare, sedicente candidato alla segreteria da Di Pietro ed evidentemente in odore di sconfitta, ha sfoderato l’asso dalla manica dichiarando in una nota su facebook:Di Pietro me ne ha dato incarico perchè mi stima. Chi mi contrasta al congresso parla male di Di Pietro e degli organismi nazionali e vuole farmi fuori perchè io invece sono leale con lui e con il partito nazionale. La vera posta di questo congresso è conquistare spazi per far fuori Di Pietro: questo vogliono gli improvvisati, e, per i più, sconosciuti, miei avversari politici. Ma siamo infinitamente di più coloro che lo difendono e sono con lui. Hanno qualche colonnello che spera di diventare generale: ma non hanno truppa, che é tutta con Di Pietro e con me“. Subito il buon Giommaria Uggias, amico e sostenitore di Palomba, si è affrettato a piazzare un bel ” like” alla nota. (Qui trovate l’ex link della bricconata).

Tralasciando il lapsus freudiano dell’Onorevole che chiama “avversari politici” i suoi compagni di partito, gli “improvvisati, sconosciuti e rei di attentare alla leadership di Di Pietro“, e noi aggiungiamo coraggiosi ed esempio per tutta l’Italia, sarebbero i consiglieri regionali Daniele Cocco Secondo, Giannetto Mariani e Adriano Salis, oltre ad un nutrito manipolo di coordinatori provinciali dell’IDV e di amministratori locali rappresentativi di tutta la Sardegna.

Già gli antefatti citati ne iltribuno.com erano meritevoli di cartellino rosso, ma usare la presunta carta bianca, elargita da Di Pietro, per sputtanare letteralmente gli antagonisti ci sembra il classico colpo di coda di chi non sa trovare valide argomentazioni alla sua ennesima candidatura (ndr. e chi potrebbe trovarne?).

L’Italia dei Valori è formata certamente dai generali, ex UDEUR, DC, PSI e chi più ne ha più ne metta, ma anche e soprattutto da migliaia di persone che a quei valori hanno creduto. Questi episodi, di cieca lotta per il mantenimento del potere, faranno si che quelle migliaia di ingenui se ne vadano dal partito disgustati ed approdino in altri lidi che, non a caso, hanno sempre rifiutato l’apparentamento con questo genere di IDV.

La clessidra del tempo scorre, e il cambio di rotta, che già era urgente, adesso è drammaticamente urgente. Il rischio, o meglio la certezza, è la fagocitazione.


AGGIORNAMENTO DELL’ULTIMA ORA

Quando si fa una bricconata a volte ci si pente. E quando ci si pente si corre a rimuovere le prove della bricconata. Stante il protagonista ne eravamo certi, e allora ci siamo premuniti di immortalare, oltre alla nota incriminata, anche alcune screenshot della discussione ad essa relativa: eccone una, una seconda, una terza ed una quarta.

L’autogol, ovvero la sciocchissima nota è stata quindi cancellata, ma non pago l’Onorevole ha voluto correggere anche una nota precedente, che si conclude così: “Grazie di cuore a tutti quelli che mi sostengono e grazie anche ai miei oppositori che spero incomincino a confrontarsi sui programmi e non a usare le provocazioni o ancor peggio le calunnie“.

In effetti, dopo questa dichiarazione Palomba è stato coerente con quanto da lui stesso affermato ed ha cancellato la nota-autogol, quella piena di calunnie.


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Giovedì, Ottobre 14, 2010

● Parità di trattamento

Stefano Cucchi

1) Sull’onda emotiva dell’investimento e dell’uccisione di un cane da parte di un taxi un uomo picchia un taxista, che cade e purtroppo batte la testa ed entra in coma. Per fortuna l’aggredito sta meglio e si sta riprendendo.

Sono state arrestate tre persone con l’accusa di tentato omicidio: il presunto picchiatore e due improbabili “aiutanti”, rei soprattutto di essere parenti dell’aggressore e di essere stati presenti al fatto.

L’aggressore: “Potessi essere io al posto suo… Gli chiedo scusa e se potessi riparare mi toglierei anche un polmone, perché questa persona non se lo merita”. Così Morris Michael Ciavarella, arrestato per tentato omicidio in relazione all’aggressione del taxista Luca Massari, si è rivolto al gip nell’interrogatorio di garanzia per la convalida dell’arresto.
Come ha spiegato il suo legale, l’avvocato Carlo Maffeis, Ciavarella è “disperato e sconvolto” e ha chiesto proprio al suo legale di mettersi in contatto con la famiglia di Massari per chiedergli scusa.
Ciavarella ha spiegato al gip di Milano, Maria Grazia Domanico, che la sua “intenzione” era solo quella di “tirare due schiaffi per spaventare, ma purtroppo è successo quello che è successo”. L’uomo ha raccontato di aver colpito il tassista con “due manate, una sola delle quali andata a segno, e con una sorta di ginocchiata, data come uno spintone”. Sarebbe stata, stando alle indagini del pm di Milano Tiziana Siciliano, proprio la ginocchiata il colpo più violento del pestaggio, che avrebbe fatto cadere Massari a terra, con la nuca che ha poi colpito il marciapiede.

2) Sull’onda emotiva che dà l’ebbrezza del potere un pool di funzionari dello stato maciulla Stefano Cucchi. L’aggredito muore.

Sono indagate tredici persone per lesioni personali, abuso di autorità e abbandono d’incapace. Nessun arresto, sono tutti a piede libero e continuano a svolgere tranquillamente il loro lavoro di pubblici ufficiali e garanti dell'ordine.


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